Le regole del buon sonno

Esistono ben quattro regole che regolano il buon sonno, tra queste c’è quella di dormire per circa l’85 per cento del tempo che si sta a letto. L’altra regola è di addormentarsi entro trenta minuti da quando ci si è messi a dormire. Terza regola: dormire male, con risvegli frequenti è segno che c’è qualcosa che non va come dovrebbe. La quarta regola è che i risvegli notturni non devono essere più di venti minuti, se si ha l’insonnia è opportuno alzarsi e aspettare che la stanchezza faccia il suo corso, meglio che restare stesi a girarsi e rigirarsi nel letto.

Dormire correttamente è una regola per stare bene, così come affermano gli studiosi della National Sleep Foundation, l’organizzazione statunitense che si occupa dell’educazione sociale e che promuove la salute e il benessere proprio attraverso l’educazione al sonno. Le regole per auto-diagnosticare le quattro mosse per dormire bene sono contenute in un documento divulgativo della Fondazione Usa, pubblicato sulla rivista ‘Sleep Health. Quella dell’insonnia è una sindrome condivisa da circa 9 milioni di italiani e il segnale non può essere equivocato: basta pensare a come ci si sveglia la mattina: gambe pesanti, torpore, stanchezza e un aspetto orribile. In più c’è da non sottovalutare lo scarso rendimento durante il giorno. In media è necessario dormire dalle sette alle otto ore, ma quello che conta maggiormente è la qualità del sonno. E’ bene osservare alcune regole: non guardare l’orologio la notte, una corretta alimentazione e uno stile di vita corretto, come – ad esempio – evitare di fare sport la sera. Poi, se proprio si ha difficoltà a dormire, non vanno demonizzati i farmaci, che regolano i bioritmi normali.

“Le linee guida della National Sleep Foundation sulla durata del sonno, e ora sulla qualità, forniscono alle persone le risorse necessarie per comprendere il loro sonno”, chiarisce Max Hirshkowitz, della National Sleep Foundation. Altra causa, l’insoddisfazione: “In passato, abbiamo definito il sonno dai suoi risultati negativi, tra cui l’insoddisfazione, che sono stati utili per identificare eventuali patologie sottostanti. Chiaramente questo non è tutto – spiega Maurice Ohayon, direttore dello Stanford Sleep Epidemiology Research Center – con questa iniziativa siamo ora in una rotta migliore verso la definizione di salute del sonno”.

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