Obesità infantile: un fenomeno in aumento

Si parla di obesità quando il peso corporeo supera di almeno il 20% il peso che il soggetto dovrebbe avere in base alla sua statura. La frequenza di casi di obesità tra i bambini è in aumento costante negli ultimi anni ma, spesso, si giunge a consultare un medico per controllare il peso solo in un periodo successivo, verso la pre-adolescenza o adolescenza, perchè ancora molti adulti pensano, erroneamente, che “grasso” nei bambini sia sinonimo di “buona salute”.

Si distingue tra obesità iperplastica, caratterizzata da un elevato numero di adipociti, ed ipertrofica, in cui è il volume degli adipociti ad essere eccessivo. Nei bambini, si può trovare un‘obesità primaria, che si sviluppa già a partire da un anno di vita, oppure un’obesità secondaria, legata spesso a condotte alimentari familiari iperfagiche, che compare intorno agli 11 anni.

Il bambino obeso spesso è timido e passivo, anche se non è raro trovare reazioni colleriche. Talvolta, l’obesità infantile può essere legata a sentimenti di vuoto affettivo, legati a condotte depressive. Una semplice dieta dimagrante non sempre basterà per far regrederire la patologia: il bambino potrebbe ricavare grande sostegno da un trattamento psicoterapeutico che, associato alla dieta, permetterà di risolvere l’aspetto psicosomatico rendendo più fruttuose le restrizioni alimentari.

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