Mal di schiena? Aumenta il rischio depressione

Una persona su dieci soffre di mal di schiena, un malessere molto comune dunque, che potrebbe manifestarsi saltuariamente a seguito, per esempio, di uno sforzo, di un lavoro pesante o della cattiva postura che assumiamo. Tuttavia potrebbe anche essere un disturbo cronico. Ciò esporrebbe anche al rischio di sviluppare la depressione e le psicosi. Lo afferma uno studio condotto da Anglia Ruskin University e pubblicato sulla rivista General Hospital Psychiatry.

L’indagine è stata effettuata analizzando i dati di più di 190mila pazienti di 43 Paesi del mondo, sia a medio che basso reddito. Tra le persone che si sono prestate alla ricerca è emerso che il 35 per cento di questi pazienti lamentavano di soffrire di mal di schiena e tra questi il 6,9 per cento in modo cronico. Inoltre, è stato evidenziato come questi pazienti avevano il doppio della probabilità di sviluppare altri problemi, tipo ansia, depressione, psicosi, insonnia o di essere molto stressati. E non solo: lo studio ha evidenziato che i pazienti che soffrivano di mal di schiena cronico avevano una probabilità tre volte maggiore degli altri di soffrire di episodi depressivi e una probabilità doppia di soffrire anche di psicosi. Dati questi che si sono rivelati uguali per tutti i pazienti presi in esame, a prescindere dal Paese di origine e dalla fascia di reddito di ognuno.

In Italia, ad esempio, si stima che questo problema coinvolga oltre 15 milioni di persone. Di queste, otto persone su dieci, almeno una volta nella loro vita, hanno sofferto, seppure per periodi limitati, di mal di schiena. Nonostante sia un problema diffuso, spesso viene sottovalutato e trascurato al punto di non rivolgersi al medico. Ci si affida inoltre al fai-da-te assumendo dei farmaci. Esistono poi delle pratiche alternative per curarlo, ovvero l’osteopatia. A dimostrare l’efficacia di questa disciplina c’è uno studio effettuato in Italia nel 2014. In pratica la ricerca ha coinvolto un migliaio di pazienti che lamentavano disturbi come lombalgia, dolori alla cervicale o disturbi alla colonna vertebrale. E’ stato chiesto loro di rispondere ad un questionario, a distanza di un mese dal trattamento osteopatico. Gli effetti sono stati positivi: prima delle sedute più della metà dei pazienti usava i farmaci per curarsi e quindi ridurre il dolore, alla fine del trattamento invece la quota è diminuita al 20 per cento.

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