Federfarma Verona, le piccole farmacie chiedono un aumento dei sussidi

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Le difficoltà delle piccole farmacie

Le piccole farmacie soffrono la mancanza di sussidi da parte delle regioni ma anche lo spopolamento dei piccoli centri, dove solitamente si trovano.
E’ questo il motivo per cui nei giorni scorsi in Lombardia è stato preso un provvedimento per adeguare le indennità di residenza destinate alle farmacie rurali.
Un’operazione questa che non avveniva da decenni e che ha dato respiro anche a queste piccole realtà, che comunque rimangono un punto di riferimento in piccoli centri anche di poche decine di abitanti.
Sulla scia di quanto accaduto in Lombardia anche Federfarma appoggiata dalla presidente dell’Associazione di titolari di farmacie rurali Claudia Sabini, ha voluto lanciare un accorato appello all’assessore alla sanità del Veneto, Luca Coletto.

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Il problema che la presidente Claudia Sabini vuole portare all’attenzione pubblica e alle persone che operano nelle istituzioni locali e che possano intervenire, è quello di agevolare un nuovo modo di calcolo del contributo da parte della regione Veneto.
Le piccole farmacie, comprese quelle rurali, in Veneto sono circa 200 e nel 2014 sono state oggetto di un contribuito che valeva per un triennio.
L’ importo medio in un anno si aggirava intorno ai 1500 euro, quindi soltanto 100 euro al mese.
Una cifra irrisoria se si pensa al ruolo sociale estremamente importante che hanno queste farmacie sul territorio, specialmente nelle zone periferiche e dislocate rispetto ai centri molto più grandi. Una tale importanza, sociale e sanitaria, è data anche dalla disponibilità degli orari di apertura (feriali e festivi) che è possibile sapere attraverso questa piattaforma in grado di fornire una lista delle farmacie di turno nell’area di Verona.

I contributi alle farmacie rurali
L’ articolo 2 della legge 8 marzo ’68 prevede già un contribuito, che quindi si è aggiunto a quello triennale per le farmacie rurali, ma non basta.
E’ stata un’indennità, quella triennale, che ha potuto solo in modo molto blando sopperire alla grave situazione in cui si trovano queste piccole farmacie.
In realtà i farmacisti che gestiscono queste attività e che svolgono turni di 8 ore 6 giorni a settimana, riescono a malapena a ricavare tra i 1000 e 1500 euro lordi.
Nel veronese queste farmacie molto piccole in centri poco popolati, sono circa 20.

Il ruolo sociale delle farmacie rurali
Nonostante questo esiguo ricavato da parte dei farmacisti, che spesso sono soli a gestire i loro turni, le farmacie rimangono comunque aperte rappresentando un importante punto di riferimento, non solo per il rifornimento di medicinali fondamentali per la salute dei cittadini, ma anche per questioni mediche.
Non è raro infatti che presso queste piccole farmacie ci sia un punto sanitario che, in piccoli centri spesso carenti dei più importanti servizi, assume un ruolo fondamentale.
La presidente delle farmacie rurali quindi, basandosi sulla nuova regolamentazione data dalla delega al Welfare, chiede espressamente che questa possibilità venga data al più presto e che lo stesso assessore possa prendere l’impegno concreto perché aumenti l’indennità annuale a favore di queste realtà.

Le farmacie rurali veronesi e il coinvolgimento della regione
La presidente Claudia Sabini ha anche ricordato che, prima che si svolgessero le elezioni regionali in Veneto, la stessa Federfarma aveva segnalato il problema comunicandolo in una lettera, ma nulla è stato fatto.
La questione quindi passa al presidente della stessa regione Veneto, Luca Zaia, perché inserisca tra i problemi urgenti della sua agenda politico-sociale e sanitaria anche quello delle farmacie rurali.
Tuttavia l’assessore Coletto si era in passato già battuto per l’indennità triennale ma oggi la questione è ancora più stringente, soprattutto per l’invecchiamento della popolazione.
Gli anziani infatti necessitano proprio di un servizio di questo genere, senza il quale viene a cadere un diritto alla salute, soprattutto per chi ha difficoltà a spostarsi o per chi vive solo.

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