Asportazione dei nei: chirurgia o laser?

laser-asportazione-nei

I nei displastici o “a rischio” vanno osservati attentamente prima di valutarne una loro asportazione: solo una adeguata visita specialistica dermatologica può individuare reali fattori di rischio tali da indurre a pensare ad un intervento di asportazione e non solo ad un disagio estetico.

Le tipologie di intervento più comuni sono l’asportazione chirurgica e quella laser.

Quando ricorrere all’asportazione chirurgica dei nei

L’asportazione chirurgica è ad oggi la più utilizzata. Nonostante infatti il fascino dell’avanzamento tecnologico prenda piede per i suoi oggettivi vantaggi di minore invasività, le nuove metodiche laser non sempre permettono l’esame istologico della lesione, perciò frequentemente si ricade sulla scelta più tradizionale.
Di norma la prassi è quella di effettuare una blanda anestesia locale e poi procedere alla costruzione di un ambiente sterile sulla zona da trattare.
L’incisione e l’asportazione del tratto di cute che comprende il neo, essendo in genere di dimensioni molto ridotte non dà grossi problemi per la successiva suturazione della ferita, che a seconda della zona e per migliorare il più possibile l’estetica della cicatrizzazione, quasi sempre si effettua con fili riassorbibili.
L’attenzione principale chiaramente viene dedicata alle zone più delicate ed esposte, come il viso, per le quali si utilizzano fili sottilissimi.
Tutta la zona della ferita viene medicata ed in genere entro due, tre settimane al massimo, in funzione della zona interessata, si procederà alla rimozione dei punti.
Nel frattempo il neo rimosso viene inviato ai reparti di anatomopatologia per effettuare l’esame istologico.
Quando preferire l’asportazione con laser

Va subito detto che il laser riesce a sostituire il bisturi, con esiti cicatriziali davvero minimali, ma bisogna tener conto che non è possibile praticare l’intervento di asportazione nei con laser se ci sono dubbi sulla natura benigna del neo che richiedono il successivo esame istologico.
La metodologia più in voga sfrutta i laser ablativi CO2, che trattano la cute rimuovendone gli strati più superficiali.

Oggi cominciano a diffondersi anche laser con nuovi manipoli che hanno funzionalità al pari di quelle chirurgiche, e permettono il successivo esame istologico con un trattamento detto shaving, cioè appunto quasi di una rasatura superficiale sulla porzione di pelle interessata, che si risolve in una abrasione superficiale.
La piccola ferita che ne deriva verrà disinfettata fino a guarigione completa entro due settimane e il neo in questione potrà essere esaminato istologicamente.
Alla tecnica dello shave che permette di effettuare un esame istologico sul nevo pur trattandolo con laser ma evitando le cicatrici della chirurgia tradizionale si uniscono i nuovi laser ad acqua e frazionati che non danno altro segno dopo il trattamento se non un lieve arrossamento che si risolve spontaneamente in pochi giorni.

Loading...

Commenti