Epatite C: attenzione ai tatuaggi occorre regolamentazione

L’Epatite C viene definita epidemia sommersa per l’assenza di sintomi e per il numero di portatori sani. Rappresenta la prima causa di morte per malattie infettive. Nel mondo si contano almeno 130 milioni di persone affette da infezione, la stima può superare i 200 milioni di individui. Il mondo della Sanità lancia l’allarme, attenzione ai tatuaggi, ad interventi di chirurgia estetica e alla diffusione per via sessuale.

In passato l’Epatite C si è trasmessa tramite trasfusioni infette, attraverso le comunità di tossicodipendenti e, fino agli Settanta attraverso un servizio sanitario poco protetto, basti pensare all’uso di siringhe di vetro. Oggi si riscontrano principalmente due vie di trasmissione, la via sessuale legata a rapporti promiscui, e la trasmissione attraverso pratiche in strutture non adeguate di tatuaggi e piercing.

Dall’allarme lanciato dalle Unità operative di Medicina Interna e Gastroenterologia del Policlino Gemelli di Roma, alle lamentele espresse dal Presidente dell‘associazione Tutuatori Italiani Riuniti si richiede uniformità e regole chiare. Per molti i tatuatori dovrebbero rientrare nella categoria degli artisti, per altri in quella degli artigiani.

Dati sull’Epatite. Le ultime stime dell’organizzazione mondiale Sanità mostrano una prevalenza maggiore del virus nell’Est Europa e nel Medio Oriente. In Egitto la più alta prevalenza con il 9% nelle aree urbane e fino al 50% nelle aree rurali. In seguito all’infezione il sistema immunitario non riesce a difendersi da solo e il virus provoca danno al fegato in termini di infiammazione. I primi interventi, richiesti a livello mondiale, sono controlli più rigorosi sui materiali sanitari e il miglioramento delle tecniche di sterilizzazione. L’infezione può avvenire in seguito al contatto di sostanza ematica infetta. Per affrontare la gravità del problema occorrono campagne sociali di informazione, iniziative contro l’uso di droghe e adeguata preparazione del personale sanitario.

Le campagne di informazioni in Italia rientrano all’interno del progetto Alleanza contro l’Epatite (ACE) promosso da diversi enti tra cui la Fondazione Italiana Ricerca in Epatologia (FIRE). 

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